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lunedì 13 settembre 2010

Italia Sovietica

Nel Pdl regna il caos, tutti litigano con tutti, ma chissà perché, a Berlusconi basta comprare Ibrahimovic e Robinho per riconquistare i favori del pubblico. Si fa per dire, dato che secondo gli ultimi sondaggi il governo è ai minimi storici di gradimento: la brutta notizia è che l'opposizione non guadagna. In altre parole, se si votasse di nuovo oggi, Pdl e Lega vincerebbero di nuovo.
A parte ciò, un paio di cose mi hanno colpito particolarmente. Una riguarda il Pdl, l'altra Berlusconi.
Qualche giorno fa, una autorevole esponente eletta nel Pdl, ora nel gruppo di Futuro e Libertà, Angela Napoli, intervistata da quel simpaticone di Klaus Davi, si è lasciata sfuggire una frase di quelle forti, facile a fraintendimenti. Si parlava della legge elettorale, con i candidati decisi 'dall'alto', le liste bloccate, e Davi spara la sua domanda da un milione di dollari: è possibile che qualche attuale deputata si sia prostituita per avere un posto in lista? "Non lo escludo, purtroppo può essere vero, e questo porta alla necessità di cambiare la legge elettorale", risponde la Napoli. Subito un coro di insulti è arrivato addosso alla povera finiana, soprattutto da parte di alcune deputate del Pdl che, sentendosi offese, l'hanno querelata (se ci fossero dubbi su chi si fosse prostituita per arrivare in Parlamento, leggendone i nomi ce ne saranno di meno). Secondo la Napoli, la feroce ed ipocrita 'condanna' alle sue parole è arrivata solo perché si cercava un pretesto per attaccarla, per farle pagare il prezzo della sua adesione a Fli. Queste le sue parole:
Avendo scoperto che vivo scortata da otto anni, che ho denunziato collusioni mafia-politica senza distinzioni di appartenenza, che un collaboratore di giustizia ha dichiarato che le cosche della Piana di Gioia Tauro avevano deciso di farmi fuori, su ordine di un politico, sarà nata sicuramente tanta delusione! Ed ecco che si saranno detti: “Brutta traditrice, appena possibile te la faremo pagare!” E così è stato! Non sarebbe, infatti, giustificabile in altro modo il polverone sollevato da colleghe, solo del PDL, che ancora oggi dovrebbero spiegarmi il perché, pur non chiamate in causa, abbiano provato “vergogna” fino al punto di dover ventilare querele. Probabilmente ho un grosso peccato da espiare: ho, senza tentennamento alcuno, aderito al gruppo Futuro e Libertà per l’Italia e non ho “ossequiato” il Presidente del Consiglio.
Per la legge della par condicio, poi, non poteva mancare, ad una dichiarazione di una 'colomba' finiana, quella di un 'falco' berlusconiano. Così, in assenza di cervelli abbastanza pronti da metterci una pezza in tempo, ecco l'erede di Gasparri, l'uomo dalle mille dichiarazioni, il nuovo idolo pidiellino dalla lingua veloce quasi come il piede di Achille: Giorgio Stracquadanio. Ecco le sue parole, direttamente dal dispaccio dell'Ansa.
«È assolutamente legittimo - sostiene Stracquadanio - che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. È invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo». Per il deputato ognuno ha il diritto «di assecondare le virtù che la natura gli ha dato e di farne degno utilizzo in un congruo collocamento esistenziale. Sono fatti privati. Ognuno deve disporre del proprio corpo come meglio crede. Non mi interessa. Fino a quando esiste consenso non c'è violenza e se non c'è violenza non c'è problema». Per essere ancora più chiaro, Stracquadanio spiega che l'eventuale uso del proprio corpo per raggiungere un obiettivo di carriera politica non deve comportare le dimissioni. «Se anche una deputata o un deputato facessero coming out - spiega infatti Stracquadanio - e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza, non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato».
Parole sante. Perché mai una deputata arrivata in Parlamento grazie alle sue doti nell'arte della seduzione dovrebbe dimettersi se scoperta? "Sono stata furba, l'ho succhiato bene ma non lo sa nessuno. Ora sto qua e ci resto. Tiè!". In barba a ragazzi e ragazze che dopo la laurea faticano a trovare un lavoro che consenta loro di pagare almeno l'affitto della propria stanza.

Bene, ora passiamo al caro Silvio. Negli ultimi giorni si è dotato di mitragliatrice e ne ha sparate tantissime, troppe. Prima va in Russia e si lascia scappare un "Putin è un dono del Signore al vostro popolo" (la Politkovskaya e gli altri dissidenti uccisi si staranno rivoltando nella tomba). Poi telefona alla "scuola di politica" (sic) del Pdl a Gubbio per dire "Forza Italia e Forza Milan", col solo risultato di portare sfiga proprio al Milan, sconfitto a Cesena (per lui, però, la colpa è stata degli arbitri che hanno "negato tre gol al Milan". E perché? Perché "erano arbitri di sinistra", ovviamente). Infine, va dalla Meloni alla festa dei giovani del Pdl, e ne spara due ancora più belle. La prima è una battuta, ovviamente di cattivo gusto, e riprende un'altra stronzata già detta tempo fa. I ragazzi non trovano lavoro, non hanno denaro, non possono farsi una famiglia? "Sposate uno ricco, mia figlia è libera", la splendida ricetta di questo anziano miliardario. Ecco, sì, è una battuta, certo. Sarà una battuta, ma a me fa parecchio incazzare, dato che sono laureato da un anno e mezzo e guadagno ancora 400 euro al mese senza uno straccio di assunzione in vista. Che fai, prendi per il culo?
Seconda massima: la Meloni gli chiede conto (clamorosamente) dei delinquenti in lista nel Pdl, nel governo, degli inquisiti, dei condannati, degli imputati. Sentendosi punto nell'orgoglio (lui sì che ne ha, di processi alle spalle, una caterva), Silvio rinsavisce e la spara enorme:
«Sono assolutamente d'accordo ma con una precisazione e cioè che il giudizio non lo dia una certa magistratura, ma un organo interno al nostro partito». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso di Atreju, la festa dei giovani del Pdl rispondendo al ministro Giorgia Meloni che gli chiede se non sia il caso di inserire le norma dell'incandidabilità per chi ha avuto problemi con la giustizia.
Vorrei parlarci ora, con un elettore a caso del Pdl, e chiedergli: ma sei proprio sicuro di essere di destra? Perché a me, francamente, queste idee ricordano lo stalinismo più puro. Per fortuna, non sono l'unico a pensarla così.

venerdì 25 settembre 2009

Annozero: fuoco di sbarramento

Dopo la puntata di ieri sera di Annozero, i politici di tutti gli schieramenti si sono divertiti a commentare quella che per loro si è trattata di una vergogna, di informazione faziosa, eccetera eccetera. Insomma, le solite critiche a Santoro, mosse da chi spesso Annozero non lo guarda nemmeno. E infatti il leit motiv di queste dichiarazioni, delle quali vi riporto le più interessanti , è quasi sempre il "non ho visto la puntata ma dai commenti che ho letto la posso immaginare".

Ore 13.09. CICCHITTO (PDL) - «Dopo questo avvio del talk show della Rai possiamo misurare fino in fondo quanto sono bugiardi coloro i quali convocano per il 3 ottobre una manifestazione a difesa della libertà di stampa che sarebbe conculcata dal centro-destra». Lo afferma il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto. «Annozero rimane una trasmissione faziosa, contraddittoria con la natura del servizio pubblico. La prima trasmissione della nuova serie è stata costruita dall'inizio alla fine da Santoro per attaccare e diffamare Berlusconi. Travaglio può parlare in diretta televisiva senza contradditorio: si tratta di una operazione assolutamente inaccettabile sulla quale va richiamata l'attenzione del direttore generale della Rai, del Consiglio di Amministrazione e della Commissione di Vigilanza. Ci troviamo di fronte allo stravolgimento totale del senso di equilibrio che dovrebbe caratterizzare le trasmissioni della Rai. Detto ciò, risulta in modo assai evidente che la manifestazione del 3 ottobre si fonda su un falso. Infatti, a parte Annozero, quasi tutti gli altri talk show della Rai sono anch'essi politicamente orientati, anche se non raggiungono la faziosità ineguagliabile e irraggiungibile della trasmissione di Santoro». «D'altra parte, nessuno può sostenere che i principali quotidiani italiani sono favorevoli al Governo o al centro-destra. Allora da tutto ciò emerge che la manifestazione del 3 ottobre si fonda su una grande bugia».
Ore 13.11. CAPEZZONE (PDL) - «Chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per sentire ha compreso bene che la puntata di ieri sera di Annozero aveva un obiettivo: aggredire Silvio Berlusconi per un verso, e Vittorio Feltri e Il Giornale per altro verso». Lo dice Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà… «Tutta la 'drammaturgia' del programma, la sequenza di 'contributi', i 'montaggi' erano volti a quel risultato. E sarebbe questa la funzione del servizio pubblico?».
Ore 15.50. LAINATI (PDL) - «L?ossessione di Cuillo e dei suoi compagni della sinistra Š sempre la stessa, vedono nei rappresentati della maggioranza fantomatici censori della libert… di stampa», dice il vicepresidente della Vigilanza Giorgio Lainati (Pdl) rispondendo a Roberto Cuillo (Pd) su Annozero. «E? la classica strategia dei militanti della sinistra che - secondo Lainati - per nascondere la faziosit… e l?illiberalit…, conclamata da anni, di Santoro e di Travaglio, personaggi che usano il servizio pubblico come una loro propriet… privata, facendo quello che vogliono al di fuori di qualsiasi norma di rispetto, di pluralismo e del contraddittorio, elementi fondamenti per poter parlare di libert… di informazione». «Cuillo - conclude Lainati - Š da tempo uno specialista della difesa d?ufficio di tutti i programmi sfacciatamente antigovernativi e di parte che il servizio pubblico manda in onda».
Ore 16.03. RAO (UDC) - L'attesa spasmodica, le polemiche e perfino una certa martirizzazione di Santoro nelle scorse settimane hanno certamente amplificato il clamoroso risultato ottenuto da Annozero in termini di ascolti. Insomma, tanto tuonò che piovve«. È il commento del deputato dell'Udc Roberto Rao, capogruppo centrista in commissione di Vigilanza Rai, ai dati audience di Annozero. »Chi ha scelto Annozero - prosegue Rao - sapeva di guardare un programma scomodo e dichiaratamente fazioso, che ha aggiunto all'indiscussa capacità televisiva di Santoro una buona dose di provocazioni, con qualche punta un pò troppo oltre il limite del buongusto«. »Di certo - aggiunge Rao - non è mancato il contraddittorio tra le parti, franco e senza censure: un ingrediente che non dovrebbe mai mancare in questi programmi e che i telespettatori dimostrano sempre di apprezzare e premiare«.
Ore 17.13. ROMANI (PDL, VICEMINISTRO COMUNICAZIONI) - «Assistiamo ad un progressivo imbarbarimento del servizio pubblico». Lo ha affermato il vice ministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, commentando Annozero. «Ho avuto l'impressione - ha spiegato Romani - di una trasmissione dove gli argomenti venissero trattati da un demagogismo d'assalto e di maniera». «Mi sembra - ha proseguito - una trasmissione tendenzialmente inutile. Per di più avrebbe dovuto raccogliere un ascolto pazzesco, invece sembra sia stata battuta da un programma con altre velleità». Romani ha quindi escluso una sua partecipazione ad 'Annozerò: «Santoro è difficile che mi inviti perchè mi ha fatto una causa qualche anno fa quando l'ho definito killer mediatico. Causa che ha perso e ha dovuto anche pagare il mio avvocato. Quindi è difficile che mi inviti».
Ore 17.13. MERLO (PD) - «Abbiamo sempre sostenuto e detto che il pluralismo nella Rai c'è se la censura non esiste, se le notizie non si nascondono e, di conseguenza, se tutte le trasmissioni vengono regolarmente mandate in onda. Così, ci pare, è stato è sino ad oggi, seppur tra molte difficoltà», dice Giorgio Merlo (Pd), vice Presidente della Vigilanza. «Purtroppo, però - secondo il parlamentare - oggi il pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo è un confronto continuo tra l'adulazione acritica verso il potere e la faziosità e il settarismo eretti a sistema. Una domanda è d'obbligo: è questo il tanto decantato pluralismo del servizio pubblico? Se così è, ci dobbiamo rassegnare per il futuro ad uno scontro tra faziosità. Con tanti saluti all'informazione libera ed imparziale».
Ore 17.20. LEONE (PDL) - «Siamo rimasti allibiti dinanzi allo spettacolo di Santoro che fa della Rai una rete di parte e raccogliamo anche il mugugno e la protesta dei cittadini contro questo modo di far televisione», dice Antonio Leone (Pdl), vicepresidente della Camera dei Deputati.
Ore 17.20. CASOLI (PDL) - «La tv pubblica è una televisione che per sua natura deve essere al di sopra delle parti. Lo spettacolo di Santoro di ieri sera contraddice in maniera plateale la ragion d'essere della Rai»: è il giudizio del senatore Francesco Casoli (Pdl) sulla prima puntata di Annozero.
Ore 17.23. VALDUCCI (PDL) - «Purtroppo per Annozero libertà di stampa viene intesa come libertà di fango, possibilità dare addosso a Silvio Berlusconi e alla sua maggioranza senza alcun ritegno», dice il Presidente della Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazione Mario Valducci (Pdl) in relazione alla prima puntata di Annozero. «Che tutto questo avvenga nella rete pubblica, pagata col canone di tutti i cittadini - aggiunge - pone degli interrogativi ancora maggiori. Del resto il clichè della sinistra è sempre lo stesso, antiberlusconiana, anti italiana, antipopolare».
Ore 17.33. SALTAMARTINI (PDL) - «Il solito, isterico processo a Berlusconi, orchestrato per lo più senza contraddittorio, con attacchi di carattere personale, molta confusione e approssimazione, e un unico risultato: imbarbarire il confronto politico». Lo dice la deputata Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunit… del PdL che aggiunge: «'Annozerò ci ha confermato ieri sera che in Italia non solo esiste un'ampia liberta di informazione ma anche di diffamazione».
Ore 17.52. ROMANI (PDL, VICEMINISTRO COMUNICAZIONI) - «Siccome siamo liberali non possiamo cacciare via nessuno». Lo ha detto il viceministro della Comunicazione, Paolo Romani, commentando la trasmissione Annozero di ieri. Romani ha quindi criticato Annozero spiegando che è la trasmissione di chi si sente autorizzato a fare opposizione: «finirà - ha concluso - prima o poi anche questa storia».
Ore 17.54. GASPARRI (PDL) - «Ad Annozero è andata in scena la solita becera faziosità che non meraviglia più nessuno. Il suo conduttore, con penosa auto referenzialità, prima piange e poi...». Lo dice il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri. «Ne torneremo a parlare quando ad Annozero - continua Gasparri - si parlerà di qualcosa di veramente scandaloso come le inchieste sulla sanità a Bari, di Tedesco e dei rapporti con D'Alema e la sinistra. Ma questo servizio alla libera, completa e corretta informazione non lo vedremo mai dagli eredi di TeleKabul».
Ore 18.58. SANTELLI (PDL) - «Nessuna novità sotto il sole di Annozero: Travaglio e Santoro hanno recitato la loro solita parte, quella a cui ci hanno abituato. E questa - si chiede Jole Santelli (Pdl), Vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali e membro della Commissione di Vigilanza - sarebbe l'informazione 'controllatà dal centrodestra? Esiste per caso una trasmissione del servizio pubblico faziosa come Annozero?». «Viene da chiedersi - aggiunge - se per caso non sarebbe più democratico garantire un contraddittorio ai monologhi di Marco Travaglio, e se la tv pubblica, pagata dal contribuente, non dovrebbe per caso informare in maniera più equilibrata». «Ieri sera nelle case degli italiani, opportunamente influenzati dalla campagna di stampa che ha preceduto la messa in onda di Annozero, è entrata l'aggressione, la calunnia, la demagogia e certo non l'informazione».
Ore 18.13. BUTTI (PDL) - «Annozero, anche ieri sera, si è contraddistinto per il solito stile di giornalismo violento». È quanto dichiara il capogruppo Pdl in commissione di Vigilanza Rai, Alessio Butti. «La puntata scorsa è stata una ulteriore conferma - aggiunge Butti - che solo nel servizio pubblico italiano c'è un conduttore a priori contro qualcuno o qualcosa, e guarda caso sempre contro il centrodestra e contro il presidente Berlusconi. Occorre, come già ho fatto presente in commissione di Vigilanza, un contraddittore vero ai vari opinionisti di turno. E su questo condivido l'analisi del Direttore generale. Detto ciò, chiediamo a Masi non di chiudere le trasmissioni o gli approfondimenti che sono antigovernativi 'a prescinderè, ma di aggiungere altre voci - conclude Butti -, di indirizzo contrario. Perchè se la Rai deve essere l'azienda che fa della pluralità uno dei suoi capisaldi allora deve dare voce a tutti in modo adeguato».
Ore 19.01. FALLICA E VICECONTE (PDL) - «Dopo aver alzato un polverone attaccando Berlusconi e i dirigenti Rai al solo scopo di pubblicizzare il suo programma, Michele Santoro ci ha dato ieri sera l'ennesima dimostrazione della sua faziosità e del suo odio nei confronti del Presidente del Consiglio. Non è più ammissibile che i soldi che i cittadini versano alla Rai vengano utilizzati per finanziare trasmissioni che hanno come unico scopo quello di attaccare in modo violento e calunnioso le istituzioni democraticamente elette. Se Santoro vuole continuare con i suoi processi ideologici vada via dalla Rai e cerchi qualcuno disposto a ospitare le sue prediche e le accuse diffamatorie del suo degno compare Travaglio».Lo afferma Pippo Fallica del Pdl. «È davvero assurdo che gli italiani debbano pagare il canone per assistere a una trasmissione di partito. Per l'ennesima volta- aggiunge Guido Viceconte, altro esponente del Pdl- Santoro ha proposto una puntata faziosa, aggressiva e incompleta che viola le più elementari regole del servizio pubblico. L'ex parlamentare dei DS Michele Santoro si è ormai impadronito dei palinsesti Rai e si è messo al disopra delle regole del buon gusto, dell'obiettività e del rispetto. Fino a quando gli italiani dovranno subire questa prevaricazione?», conclude.
Ore 19.16. BALBONI (PDL) - «A tutti quei soloni che il 3 ottobre manifesteranno per difendere la libertà di stampa vorremmo dire che la fiera dell'insulto e della diffamazione andata in scena nella prima serata di Annozero è la migliore dimostrazione che in Italia non solo non esiste alcun bavaglio ai giornalisti, ma ce ne sono alcuni che impunemente possono dire qualsiasi cosa contro chiunque»: lo dice il senatore Alberto Balboni del Pdl che sottolinea come «Santoro ieri ha fatto uno spot contro la manifestazione del 3 ottobre, perchè ha dimostrato di poter infamare a suo piacimento senza censura e senza limiti».
Ore 19.34. SCAJOLA (PDL, MINISTRO SVILUPPO ECONOMICO) - «È ora di finirla. È l'ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull'infamia, sulle porcherie» È questo il commento del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola alla puntata andata in onda ieri sera del programma Annozero. Scajola annuncia: «Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l'impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un?informazione completa e imparziale».
Ore 19.37. SCAJOLA (PDL, MINISTRO SVILUPPO ECONOMICO) - «La televisione non può sostituire le aule dei tribunali soprattutto quando la magistratura non ha rilevato alcun elemento per aprire inchieste sul presidente del Consiglio. Stiamo attraversando una stagione di veleni che sconcerta i cittadini. Queste aggressioni sono la risposta disperata alla politica del fare del Governo Berlusconi, nell'illusione di sovvertire il risultato elettorale. La politica non può arrendersi a questa logica». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola a proposito alla puntata andata in onda ieri sera del programma Annozero. Per questo, ha annunciato Scajola «convocherò i vertici della Rai».
Ore 20.24. AMATO (PDL) - «Non è ammissibile che la Rai diventi il palcoscenico per improbabili tribuni del popolo che senza freni e senza inibizioni possano lanciare i loro strali contro il nemico di turno»: lo dice il senatore Pietro Paolo Amato (Pdl), componente della Comissione di Vigilanza Rai. «Questo, da un lato dimostra che non esiste alcun rischio per la libertà di stampa, ma allo stesso tempo impone una riflessione sul servizio pubblico - aggiunge -. Trasmissioni come Annozero confermano quanto la faziosità vanifichi il ruolo della Rai, che è quello di servizio pubblico. In nessun paese del mondo la tv di Stato è sistematicamente contro il governo, un atteggiamento che alla fine pesa anche sulle scelte degli stessi cittadini. Infatti, come non vedere un nesso tra la grande sacca di evasori e questi programmi che creano disaffezione nei telespettatori, ripercuotendosi sulle stesse finanze dell'Azienda. Per questo vorrei rinnovare l'invito agli esponenti del Pdl di non andare come ospiti ad Annozero, evitando di fare gli inutili spettatori dell'ennesimo giostra antiberlusconiana», conclude Amato.

martedì 15 settembre 2009

Questo sì che si chiama Regime



Tutto iniziò quindici anni e mezzo fa. Nel periodo più buio della storia dell'Italia, tra stragi di mafia, inchieste e tangenti, un uomo si affacciò alla finestra della politica italiana. Il Paese aveva imparato a conoscerlo tramite le sue televisioni, i suoi supermercati, le sue aziende, la sua squadra di calcio, ed impazziva letteralmente per questo imprenditore 57enne, autentico simbolo vincente. Nessuno immaginava i mezzi da lui usati per arrivare così velocemente al successo, neppure gli uomini a lui più vicini. Silvio Berlusconi scese in campo "per un nuovo miracolo italiano", riprendendo le parole di Oscar Luigi Scalfaro che aveva elogiato un'Italia che si stava risollevando dopo un bruttissimo biennio. Già allora, però, qualcuno urlò contro quello che sembrava un grosso pericolo per la democrazia: Indro Montanelli, direttore del quotidiano di punta della famiglia Berlusconi, quel Giornale da lui fondato vent'anni prima, scrisse chiaramente che non era opportuno che un editore facesse politica senza vendere i suoi giornali e le sue televisioni. Soprattutto considerando il fatto che la Fininvest da lui controllata aveva tecnicamente il monopolio della tv commerciale, e che se avesse voluto avrebbe piegato in quattro e quattr'otto anche la televisione pubblica. "Il giorno in cui disporrà di sei reti tv, tre di proprietà e tre della Rai - scriveva Montanelli - gli sarà facile farci vedere la luna a mezzogiorno e il sole a mezzanotte. Prepariamoci a cinque anni di regime: perché, più che un governo, quello del Cavaliere sarà un regime". Dalle televisioni della Fininvest arrivarono attacchi durissimi al direttore del Giornale. Emilio Fede chiese le sue dimissioni in diretta sul Tg4, Sgarbi, nella sua rubrica Sgarbi quotidiani, gli diede del "fascista" e del "vecchio rincoglionito". Fu lì che la maggior parte dell'Italia fece finta di non vedere: se, davanti a quegli attacchi dei due "scherani" del Cavaliere - come li definì Montanelli - gli italiani si fossero resi conto di ciò che poteva diventare il nostro Paese con l'informazione in mano ad un uomo solo, ora forse non saremmo a questo punto.
Andò al governo nel 2001, e dopo aver preso in mano la Rai ebbe gioco facile a far cacciare le voci dissonanti. Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti furono presi a pedate e mandati via dalla televisione in cui lavoravano, e sostituiti con altri pseudoprofessionisti (Pierluigi Battista, Giovanni Masotti, Daniela Vergara, Clemente Mimun) che non riuscirono mai a raggiungere i loro stessi risultati in termini di ascolti, provocando dunque un danno enorme alla Rai a vantaggio, ovviamente, di Mediaset. Uno spettacolo di Paolo Rossi fu mandato in onda solo per metà perché ritenuto "pericoloso". Massimo Fini fu prima chiamato per una trasmissione e poi subito mandato via perché su di lui c'era "un veto arrivato da molto in alto" (parola di Antonio Marano, ex direttore di Raidue e ora vicedirettore generale Rai). Oltre a questi, una lunga lista di censure grandi e piccole, che servivano a colpire le voci dissonanti nel buon nome del governo. La televisione in chiaro, nel frattempo, perdeva un enorme massa di telespettatori a vantaggio di Sky, cresciuta vertiginosamente nel numero degli abbonati. La tv di regime non riuscì però a mascherare abbastanza bene gli insuccessi del governo, tanto che il centrodestra perse tutte le elezioni dal 2002 in poi, fino alle politiche del 2006, un sostanziale pareggio raggiunto anche grazie all'ingenuità del centrosinistra.
Nel 2006 arrivò Prodi, che anzichè cambiare la legge elettorale per raggiungere una vittoria vera (la maggioranza al Senato era di soli tre voti), decise inopinatamente di andare avanti: la prima iniziativa del suo governo fu però disastrosa, un indulto di tre anni che segnò il baratro nella fiducia nell'esecutivo. Dopo l'indulto, sventolato tra l'altro dal centrodestra come simbolo degli insuccessi di Prodi (nonostante fosse stato voluto e votato anche da Forza Italia, Udc e pezzi di Alleanza Nazionale, principalmente per salvare Previti dal carcere), arrivarono mille problemi. Dalle inchieste a Mastella alle bizze dell'estrema sinistra, fino ai capricci di Dini e Bordon, peraltro motivato da qualche offertina arrivata alla moglie attrice (come si scoprirà qualche mese dopo). Quando, un anno e mezzo fa, il ministro della Giustizia più indagato della storia dei Paesi occidentali si dimise per stare vicino alla sua famiglia e dopo qualche giorno fece cadere il governo (ripagato quest'anno da una bella candidatura in Europa con l'ex nemico Silvio), era scontato che sarebbe stato Berlusconi a tornare a Palazzo Chigi. Come era scontato, per chi non crede alle favole, che avrebbe messo tutto il suo impegno nel cercare di zittire tutte quelle voci contro che nel frattempo erano tornate in televisione (nella fattispecie, due: Santoro e Marco Travaglio). Invece si diceva che non lo avrebbe fatto, che era diventato uno statista e che stava lavorando sulla sua immagine per potere, un giorno, salire al Quirinale.
E invece negli ultimi mesi abbiamo assaggiato, e stiamo continuando ad assaggiare, tutto il potere mediatico berlusconiano, nel sostanziale silenzio di quelle istituzioni che dovrebbero essere super partes, ma che in realtà pensano soprattutto a difendere la propria poltrona. Corte Costituzionale a parte (che il 6 ottobre dovrà decidere sulla sorte del Lodo Alfano e su cui personalmente non nutro grandi speranze), ogni tipo di Authority ha taciuto colpevolmente su alcuni episodi che definire inquietanti è dir poco. Dopo l'inizio della battaglia di Repubblica partita con la partecipazione del premier ad una festa di compleanno di una diciottenne (che ora, grazie a quella storia, si atteggia a grande diva) e proseguita con le inchieste sull'imprenditore-pappone che aveva portato decine di prostitute a Palazzo Grazioli (capisco che la parola escort va più di moda, ma chiamarle prostitute fa più effetto) grazie soprattutto alla testimonianza di una di loro, Patrizia D'Addario (e anche lei, ora, si atteggia a grande diva), i contrattacchi delle novelle camicie nere si sono fatti attendere, ma alla fine sono arrivati.
Innanzitutto, Vittorio Feltri. Tornato al Giornale dopo qualche anno di assenza (nel frattempo aveva fondato un altro quotidiano, Libero, ora lasciato in comodato d'uso a Maurizio Belpietro), Feltri ha subito messo le cose in chiaro, ricordando le istruzioni che il padrone aveva usato anni e anni fa, prima di cacciare Montanelli dal suo Giornale. "Non dobbiamo usare il fioretto, dobbiamo usare il mitra", aveva detto Berlusconi all'assemblea di redazione del Giornale alla fine del 1993, all'insaputa di Montanelli. E dopo quasi sedici anni Feltri, stipendiato più o meno quanto il fantasma Ronaldinho, ha imbracciato il mitra ed ha iniziato a mirare. "Iniziamo da Dino Boffo", ha scritto qualche settimana fa, facendo capire che la lista è ancora lunga e che chi continuerà a dare fastidio verrà colpito senza pietà. Dopo Boffo, ora, è il turno di Fini, sul quale veleggia l'ombra di un presunto "dossier a luci rosse" del 2000, tenuto nel cassetto fino ad ora ma che, chissà, potrebbe venire fuori da un momento all'altro.
In secondo luogo, ma sicuramente non meno importante, la televisione pubblica. La Rai, nelle ultime settimane, sta tirando la corda per evitare che quest'anno vadano in onda programmi ritenuti "contro il governo" come Che tempo che fa di Fabio Fazio e Parla con me di Serena Dandini. A Report, gloriosa trasmissione di inchieste giornalistiche, destinataria di decine e decine di cause sempre vinte, è stata tolta l'assistenza legale e ora rischia di non andare in onda. Ballarò è stato spostato per permettere ai telespettatori di seguire lo speciale Porta a porta sulle meraviglie del governo che ha consegnato le prime case ai terremotati abruzzesi (ed è stato spostato anche Matrix, chissà perché). Su Annozero, e in particolare sulla presenza dello scomodissimo Marco Travaglio, i dirigenti Rai stanno premendo in maniera fortissima, sperando che Santoro getti la spugna e si decida a togliere di mezzo il giornalista torinese. "Quando parlano di Travaglio, parlano di Annozero", ha chiarito subito Santoro, deciso assolutamente ad andare in onda con la stessa formula degli anni scorsi e senza censure di nessun tipo. Nel frattempo, però, gli spot della trasmissione si sono visti solo su YouTube e su Facebook, grazie alla collaborazione degli internauti (me compreso).
Insomma, ciò a cui stiamo assistendo non è la prova tecnica di regime di cui vaneggia il Pd. Non c'è nessuna prova tecnica da fare: il regime c'è già. Se così non fosse, lo scandalo in cui è finito Berlusconi avrebbe avuto qualche effetto, anzichè essere continuamente definito "gossip" da tutti i telegiornali tranne uno (il Tg3). All'estero, nel frattempo, continuano a riderci dietro, anche se ormai ridere non serve più. Viviamo in un Paese in declino, in mano alla mafia, nel quale assassini e stupratori, corrotti e corruttori, evasori e furbetti la fanno franca. Con una stampa semilibera e una televisione nemmeno semilibera, costretti a sorbirci le bugie del governo e di troppi politici di destra e di sinistra su ogni telegiornale, in ogni trasmissione, senza che nessuno si svegli e protesti contro questa scandalosa sottovalutazione della nostra intelligenza. E ci ritroviamo a riflettere e a chiederci se forse non siamo proprio noi a sopravvalutarla, la nostra intelligenza.

giovedì 10 settembre 2009

Che tenera

Non voglio fare il bacchettone nel pubblicare quest'intervista. Stiamo parlando di una bambina di 18 anni, che voleva diventare famosa ed è riuscita nel suo intento. Nel suo momentaneo quanto sfuggente delirio di onnipotenza ("voglio fare l'attrice", "è sempre stato questo il mio obiettivo", "mi sento un'attrice, mi sono fatta le ossa con il teatro"), Noemi è tenerissima. Parla come se avesse milioni di fans ad ascoltarla, come farebbe la più frivola delle Miss America. Si lamenta dei "falsi amici" che la "sfruttano per farsi pubblicità". E soprattutto, usa anche lei il solito cliché, inventato dai talent show e da Simona Ventura, del "carattere forte", del "lottare per raggiungere i propri obiettivi". Insopportabile.

mercoledì 9 settembre 2009

Addio pluralismo...o no?

Questi sono i due spot che la Rai avrebbe già dovuto iniziare a mettere in onda, e che invece sta tenendo in un cassetto. Sono i promo per l'inizio della trasmissione Annozero di Michele Santoro, che doveva aprire i battenti giovedì 24 settembre e su cui invece è calato il mistero. La Rai sta infatti tirando la corda riguardo alcuni contratti, tra cui quello di Marco Travaglio, su cui graverebbe, secondo alcuni, il veto negativo del presidente del Consiglio in persona. Il ducetto arcoriano infatti, dopo anni di denunce e richieste di danni al giornalista torinese, vuole mostrare i muscoli e farlo cacciare dalla trasmissione, unico spazio di libertà ancora sopravvissuto nel panorama televisivo italiano insieme a Report (e anche Milena Gabanelli sta avendo i suoi problemucci, ultimamente). Se il volere di Berlusconi sarà rispettato, come troppo spesso è accaduto e accade alla Rai (alla faccia del conflitto d'interessi), è più verosimile pensare che Annozero non vada in onda piuttosto che aspettarsi un programma senza uno dei suoi "padri fondatori" (già Ruotolo, qualche giorno fa, ha ribadito che "Annozero è Santoro, Travaglio, Vauro..."). Per quanto mi riguarda, spero che Santoro e Travaglio vadano in onda senza problemi: ma se dovessi scommettere un euro sulla sorte di Annozero, lo punterei sulla sua chiusura. D'altronde, se la Rai è riuscita già una volta a cacciare Santoro (e con lui, Luttazzi a parte, anche un mito come Enzo Biagi), non vedo perché non potrebbe rifarlo.


martedì 7 luglio 2009

Let's kick Salvini out


E' divertente vedere come in Italia si possa dire e fare tutto e il contrario di tutto senza aver paura di pagarne mai le conseguenze. Senza scomodare i gravi casi Parmalat e Cirio (Tanzi e Cragnotti non marciranno in carcere che per pochi mesi, chissà cosa ne pensa Madoff, condannato a 150 anni), un esempio calzante si può trovare nel calcio. Ebbene sì, lo sport più popolare e seguito del nostro belpaese. Solo un mese fa, il 18enne Mario Balotelli, talento dell'Inter e della Nazionale Under 21, prendeva parte agli europei di categoria, e c'era chi si preoccupava per lui e per i cori e le provocazioni di cui era stato vittima. In campionato, il più gettonato era "Non ci sono negri italiani". In campo internazionale, ai "buu" dagli spalti si aggiungevano le provocazioni dei giocatori in campo, ben consapevoli della debolezza psicologica dell'interista. E cosa dicevano opinionisti e tuttologi nostrani? Il razzismo è "stupido", "non è degno di un paese civile", "Balotelli è italiano come noi", eccetera eccetera.
Qualcuno ha dimenticato però che il 7 maggio scorso, un certo deputato leghista, tale Matteo Salvini, da leghista convinto e "da milanese che prende il tram", aveva avanzato una piccola proposta: a Milano ci sono troppi extracomunitari e tolgono, oltre "al lavoro agli italiani" (pezzo forte delle campagne elettorali della Lega Nord), anche i posti a sedere ai milanesi. Perciò la soluzione, per questo giovane "onorevole", era riservare posti ai milanesi, distinguendogli dagli "altri". Proposta appoggiata anche da una sua collega di partito, Raffaella Piccinni (e poi dicono che servono le quote rosa), con una differenza: anziché la distinzione "milanesi-altri", un'altra distinzione, cioè "extracomunitari-altri". Un'idea in puro stile apartheid, 15 anni dopo l'abolizione della segregazione razziale in Sudafrica. Se Nelson Mandela fosse morto, si rivolterebbe nella tomba: per fortuna è vivo, e non sarebbe male chiedergli una sua opinione.
La proposta di Salvini&Piccinni passò quasi inosservata, considerata "la solita idea razzista della Lega", come si parla delle marachelle di qualche ragazzino. Il problema è che non si parla di ragazzini capricciosi: si parla di un partito che è al governo. Oggi l'eroe Salvini torna a far parlare di sè, con un video, pubblicato da Repubblica e che ha fatto velocemente il giro del web, in cui intona cori da stadio offensivi verso i napoletani. "Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani...Son colerosi e terremotati...Con il sapone non si sono mai lavati...". Il deputato leghista, dopo essere stato attaccato, curiosamente, esclusivamente da politici di origini campane, si è incredibilmente difeso così: "La politica è questo governo, che ha ripulito Napoli da rifiuti e schifezze dopo anni di degrado. Il video in cui canto invece è un'altra cosa, è una festa tra amici che nulla c'entra con la politica, nel corso della quale si sono cantate canzoni da stadio. Quella messa in rete è la canzone sfottò che si canta ai tifosi del Napoli e poi ne abbiamo cantata subito dopo una contro il Verona". La famosa par condicio da stadio.
Allora umilmente mi chiedo: che senso ha, in un'Europa in cui la lotta al razzismo è affrontata in modo serio (vedi le iniziative globali contro la xenofobia negli stadi), scandalizzarsi di fronte ai "buu" a Balotelli, quando abbiamo deputati della maggioranza che si vantano di cantare cori contro napoletani, o veronesi, o di Roncobilaccio? Ed è mai possibile che in questo Paese non si dimetta mai nessuno, dal presidente del Consiglio-pappone ai ministri che cantano "abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore" (Bossi, Castelli, Maroni e Calderoli in Svizzera, qualche anno fa), dal capo di un partito condannato per finanziamento illecito (Bossi) al ministro inquisito per corruzione (Fitto) ai tanti deputati con problemi di giustizia, ai giudici costituzionali che vanno a cena con colui il cui destino dipende da una loro sentenza (Mazzella e Napolitano a cena con Berlusconi, Alfano, Ghedini e Gianni Letta) fino ad arrivare al piccolo Salvini? Certi quotidiani, anziché fare 10, 20 o 30 domande a questo o a quello, dovrebbero iniziare ad usare questa parola: DIMISSIONI. Finché l'unico che parla di dimissioni è Di Pietro, considerato ormai alla stregua di un rivoluzionario sandinista, non ci potremo lamentare del perché all'estero tramino per cacciarci via dal G8 a calci nel culo.

UPDATE: Salvini alla fine si è dimesso, ma solo perché "per fare l'europarlamentare avrei dovuto dimettermi", e non per il video. Insomma, dopo Mario Borghezio, Clemente Mastella, Barbara Matera e affini, un altro caso di fuga di cervelli a Bruxelles. Per la serie "esportiamo soltanto il meglio"...

martedì 13 gennaio 2009

Il signor B. e il 41/bis: un favore alla mafia?

Qualche mese fa, nello specifico il 6 novembre 2008, il ministro della Giustizia Angelino Alfano si presentò ai giornalisti con un sorriso smagliante. Il motivo della sua "allegria" era un provvedimento del suo governo, fortemente voluto da lui (o almeno, così disse): l'"inasprimento" del 41bis. Cos'è il 41bis? "L'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (legge sull'ordinamento penitenziario) - dice Wikipedia - prevede la possibilità per il Ministro della Giustizia di sospendere l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti previste dalla stessa legge in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza ovvero, quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, nei confronti dei detenuti (anche in attesa di giudizio) per reati di criminalità organizzata, terrorismo o eversione. In questo secondo caso la legge specifica le misure applicabili tra cui le principali sono il rafforzamento delle misure di sicurezza con riguardo principalmente alla necessità di prevenire contatti con l'organizzazione criminale di appartenenza, restrizioni nel numero e nella modalità di svolgimento dei colloqui, la limitazione della permanenza all'aperto (cosiddetta "ora d'aria"), la censura della corrispondenza. (...) Il complesso di queste misure è generalmente noto come "carcere duro per i mafiosi". Da più parti ne è stata messa in discussione la rispondenza ai principi generali in tema di trattamento dei detenuti; comunque fino a quasi una ventina d'anni fa la maggior parte della magistratura e delle forze politiche respingevano tali critiche e consideravano queste misure di grande importanza come strumento di lotta alla criminalità organizzata".
Alfano, nei suoi sorrisi compiaciuti, dimenticava una cosa: il 41bis è stato stabilizzato, e di conseguenza svuotato della sua utilità, dal governo Berlusconi II, ministro della Giustizia Roberto Castelli. Se prima, infatti, il regime del carcere duro era prorogabile di sei mesi in sei mesi, con la stabilizzazione per i boss è più facile tornare al regime "normale". Dice Marco Travaglio: "Quando voi sentite il presidente del Senato Schifani dire: "noi nella legislatura del governo Berlusconi II abbiamo stabilizzato un provvedimento che prima era provvisorio e veniva attuato dal ministro della Giustizia di sei mesi in sei mesi, abbiamo stabilizzato per sempre il 41bis", spero che anche lui - ma credo che lo sappia - sia conscio di raccontare favole. Perché il 41bis quando era provvisorio era molto più efficace che oggi quando è diventato legge definitiva. Per quale motivo? Per un motivo molto semplice: quando un provvedimento viene rinnovato di sei mesi in sei mesi i tempi burocratici necessari per il mafioso recluso per chiedere la revoca dell'isolamento, sono talmente lunghi che di solito la risposta alla sua domanda non arriva in tempo in sei mesi, quindi quando gli rispondono c'è già stato un nuovo provvedimento semestrale, contro il quale deve di nuovo ricorrere. I ricorsi, quindi, contro il 41bis non venivano quasi mai accolti perché non si faceva in tempo. Praticamente il 41bis durava molto a lungo ed era molto difficile revocarlo. Ora che è diventato un provvedimento che vale per sempre, preso una volta vale per sempre - o almeno fino a che non ce ne sono i presupposti - i ricorsi sono molto facili perché anche se durano 7-8 mesi ne basta uno perché la persona possa vincerlo, allora si va alla discrezionalità del magistrato singolo il quale ogni volta che riceve il ricorso deve valutare se la persona sia ancora socialmente pericolosa, collegata con l'organizzazione mafiosa. E come fai a saperlo? Come fai a sapere se una persona è potenzialmente pericolosa? Come fai a sapere se ha ancora legami dopo anni che è in carcere? Lo puoi presumere ma se non lo puoi dimostrare, spesso puoi concedere la revoca del 41bis senza alcun rischio e senza alcuna formale irregolarità".
Il 30 dicembre scorso, poco più di un mese dopo i sorrisini di Angelino Alfano, è stato liberato il boss sanguinario Mimmo Ganci. Dice l'Ansa: "I giudici del tribunale di sorveglianza di Roma hanno annullato il 41/bis, il carcere duro, al boss stragista Mimmo Ganci di Palermo. Il mafioso è detenuto nel carcere di Rebibbia perchè deve scontare condanne all'ergastolo, molte delle quali definitive, in particolare per le stragi e alcuni delitti eccellenti compiuti in Sicilia. Ganci è accusato di oltre 40 delitti. I difensori del killer nei mesi scorsi avevano chiesto al tribunale di sorveglianza l'annullamento del carcere duro che è poi stato accolto dal tribunale". Detto, fatto. Ma siamo così sicuri che questo governo, e il precedente governo Berlusconi, stia facendo così tanto per combattere la mafia?

domenica 11 gennaio 2009

Processo a Mario Mori: rivelazioni scottanti

PALERMO, 9 GEN - «Il generale Mario Mori mi disse di non inserire nel rapporto 'Grande Oriente' i nomi di tutti i politici citati dal confidente Luigi Ilardo. Tra questi c'era anche Marcello Dell'Utri: una persona importante, molto vicina ai nostri ambienti. Io allora ritenni l'inserimento del suo nome un pericolo. Se lo metto, pensai, succede il finimondo». Lo ha detto oggi, rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo, il colonnello dell'Arma Michele Riccio, che ha concluso la sua deposizione nel processo per favoreggiamento aggravato a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu. Riccio, sentito come testimone assistito, ha specificato che Dell'Utri faceva parte dell' «area di riferimento nostra, dell'Arma», area di cui avrebbe fatto parte pure Silvio Berlusconi, e per chiarire il concetto ha sostenuto che entrambi «erano di casa nostra». Al presidente della IV sezione del Tribunale, Mario Fontana, che gli ha chiesto di essere più chiaro, il colonnello ha risposto citando le parole che gli avrebbe detto Mori: «Le 'guerre', loro (Berlusconi e Dell'Utri, ndr) le fanno per noi. Portate più pentiti e vedrete che i pentiti cadranno». Il senso sarebbe stato «combattere i pentiti» per agevolare Giulio Andreotti, sottoposto a un processo per mafia, lo scopo ultimo aiutare tutti gli altri imputati dello stesso reato, come Dell'Utri. (ANSA).

PALERMO, 9 GEN - L'ex ministro della Difesa Cesare Previti regalò un piatto d'argento al generale Mario Mori, «ma fu un regalo di tipo istituzionale, il ringraziamento al Ros, che io rappresentavo, per avere depositato una relazione sui collegamenti internazionali del terrorismo, chiesta dallo stesso onorevole Previti. Il piatto è ancor oggi esposto nella sala in cui il Ros tiene tutti i riconoscimenti e i premi». Lo ha detto Mori, rendendo dichiarazioni spontanee nel processo che lo vede imputato di favoreggiamento aggravato nei confronti del boss Bernardo Provenzano. A parlare del regalo era stato il colonnello Michele Riccio, nella scorsa udienza. «Previti volle incontrarmi - ha detto Mori - e io trovai la cosa abbastanza irrituale. Informai il capo del Ros, il generale Mario Nunzella, che a sua volta chiamò il comandante generale dell'Arma. Ottenute tutte le autorizzazioni, andai». Mori ha parlato anche dei presunti rapporti, suoi e di un fratello, col gruppo Mediaset: «Mio fratello lavorava come responsabile della sicurezza della Standa, quando la catena di supermercati faceva parte della Montedison. Mantenne lo stesso incarico quando il gruppo Standa fu acquisito dalla Fininvest, ma vi rimase per un paio d'anni e poi andò via». Il processo riguarda la mancata cattura di Bernardo Provenzano, la cui presenza a Mezzojuso(Palermo) era stata segnalata dal confidente Luigi Ilardo a Michele Riccio. (ANSA).

venerdì 11 luglio 2008

No Cav


E' incredibile. Siamo ormai così abituati a non essere liberi, tanta è la libertà di cui ci hanno privati poco alla volta, un pezzettino al giorno, che ormai nessuno si indigna se qualcuno non è più libero di esprimere la sua opinione, il suo diritto di critica e anche di satira nei confronti di chicchessia. E dunque Grillo che critica Napolitano perché sta per firmare una legge, il Lodo Alfano, che di fatto rende quattro alte cariche dello Stato cittadini di serie A, intoccabili e impunibili - a prescindere dal fatto che il lodo serva solo alla carica più bassa - e che un Pertini o uno Scalfaro avrebbe stracciato dopo due minuti, "attacca", "insulta", così come Sabina Guzzanti, il cui pezzo SATIRICO, perché di satira si parla, è stato carico di energia, arte, a tratti sboccato ma stupendo, per i giornali ha "vilipeso" un ministro e "insultato" il Papa. Chiaramente, nessun rilievo sul fatto che in Piazza Navona c'erano migliaia di persone, che per la prima volta si sono "incontrate" le piazze del Pd, della Sinistra, dei girotondi e dei grillini, che tutti i sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani è contraria al lodo Alfano. Niente.
Cosa avranno mai detto Grillo e la Guzzanti? Grillo, a parte la frase su Napolitano che in ogni caso rientra nel diritto di critica, ha parlato per dieci minuti di quelli che sono i veri problemi dell'Italia, dal precariato all'economia, dall'energia all'ambiente. Sabina si è invece indignata per la nomina di Mara Carfagna a ministro delle Pari Opportunità, scelta discutibile specie alla luce delle ultime insistenti voci sui "rapporti orali" - il quotidiano argentino Clarìn, che ha dato la notizia, li ha chiamati più onestamente "pompini" - dell'ex valletta con l'attuale premier, ed ha detto ad alta voce in una piazza stracolma quello che molti pensano, alcuni dicono, in troppi tacciono: che la presunta censura del Papa alla Sapienza fu una montatura dei media e che non c'è nessun motivo per cui Ratzinger dovrebbe inaugurare l'anno accademico delle nostre università. Stop.
Insulto? Vilipendio? Attacco gratuito? No, libertà di pensiero, di opinione. Di Travaglio, meglio non parlare, dato che soprattutto da sinistra è stato accusato anche lui di aver attaccato il capo dello Stato, altra colossale stronzata. Veltroni è andato da Mentana, su una televisione del capo del Governo, a dire a Di Pietro che deve scegliere tra stare con Grillo e Travaglio (e con molti elettori, per la verità) e stare con il Partito Democratico, "in un percorso razionale e riformista" che personalmente fatico a scorgere. Molti blogger-militanti del Pd, caduti dal pero per l'occasione, si indignano anche loro verso questo Di Pietro che non mantiene le promesse della campagna elettorale, solo perché non ha formato il gruppo unico, ma è stato il Pd a non volerlo, il gruppo unico, o no?; per il resto, mi risulta che le promesse elettorali di Di Pietro siano state tutte mantenute. Aveva detto che avrebbe fatto un'opposizione dura a questo regime vergognoso, e opposizione dura sta facendo. Per questo lo abbiamo votato. E taccia chi, da ignorante bifolco e cieco, diceva che io e quelli come me hanno votato per Di Pietro solo perché era alleato con il Pd e si poteva vincere: il Pd non poteva vincere. Prima di tutto, perché non si è accorto per niente che l'ondata di "antipolitica", che altro non è che delusione verso una certa categoria di "politici" (nel senso di uomini, di nomi), doveva essere cavalcata per guadagnare voti. Si doveva ascoltare Grillo, si doveva ascoltare Travaglio, si dovevano ascoltare i ragazzi dei Meetup. Se si chiudono occhi e orecchie e si punta solo sulla presenza a Matrix e Porta a Porta - dove peraltro si blatera della "sinistra che deve tornare a radicarsi sul territorio, che deve ascoltare la base", senza poi farlo - il nostro destino è e resterà quello di essere all'opposizione.
In conclusione, comunque, la cosa più divertente degli ultimi tre mesi è il fatto che, di fronte alle prime quattro o cinque vergogne del nuovo governo Berlusconi - le impronte ai bambini Rom, la legge salva Rete4, il lodo Alfano, la bloccaprocessi, il reato di clandestinità - tutti i cosiddetti intellettuali di sinistra, da Sansonetti a Polito passando per le "menti" del Pd, hanno intonato puntualmente "chi se ne frega" delle impronte, "chi se ne frega" di Rete4 e via dicendo, perché "le priorità del Paese sono altre", sono "le famiglie che non arrivano a fine mese". E allora permettiamo a questo governo di fare tutto, di tapparci la bocca, di mandarci la polizia o l'esercito in casa, per lo più senza combattere seriamente la criminalità, senza rimuovere un grammo di spazzatura campana e senza rilanciare il lavoro e l'economia. Quando saremo ufficialmente nel Terzo Mondo, i Polito e i Sansonetti potranno tranquillamente emigrare dove vorranno, dall'alto dei loro stipendi milionari e dei loro salotti altolocati. Dov'è finita la sinistra?
Eppure all'interno del Pd qualcuno, peraltro del gruppo dirigente, che dice cose sensate c'è ancora. Spero solo che la razionalità del partito che dovrebbe racchiudere la sinistra italiana non si fermi a Mario Adinolfi. Giovani, svegliatevi.

domenica 29 giugno 2008

Assolta


In un post di qualche settimana fa, da inguaribile pessimista, avevo scritto che Clementina Forleo era stata definitivamente cacciata dal Tribunale di Milano. In realtà, fortunatamente, qualche giorno fa è arrivata la sua assoluzione davanti alla sezione disciplinare del Csm, presieduta da Nicola Mancino. Le accuse di cui doveva rispondere erano legate al provvedimento con cui, il 20 luglio dello scorso anno, la Forleo aveva richiesto alle Camere l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni di alcuni parlamentari - D'Alema, Latorre e altri - nell'ambito delle inchieste sulle scalate bancarie. Per il Pg della Cassazione il gip di Milano aveva usato "accenti suggestivi e denigratori" in un "abnorme e non richiesto giudizio anticipato" quando definì i politici in questione "consapevoli complici di un disegno criminoso". Il Csm, dopo due ore di camera di consiglio, l'ha assolta, perchè "il fatto non costituisce illecito disciplinare".
E' dunque finito, almeno si spera, il calvario della giudice di origine brindisina, la cui professionalità e sanità mentale sono state messe in discussione ripetutamente negli ultimi due anni, da quando, appunto, si è ritrovata ad avere a che fare con le inchieste sulle scalate bancarie. "Avere fiducia nella giustizia prima o poi paga", ha dichiarato sorridente, facendo gli auguri anche al collega Luigi De Magistris, vittima come lei di un massacro mediatico dopo le sue inchieste trasversali sui legami tra imprenditoria, magistratura, criminalità e politica.
Ciò che colpisce è la tranquillità con cui la Forleo è stata assolta ora che al governo c'è il centrodestra, dopo la ferocia e la violenza con cui, quando al governo c'era il centrosinistra, veniva tacciata persino di essere pazza. E' facile ricordare le polemiche seguite alla sua partecipazione ad Annozero. Chissà se non abbiamo trovato un lato positivo nella vittoria di Berlusconi alle scorse elezioni: alla luce degli ultimi avvenimenti, l'ironia è d'obbligo.

domenica 22 giugno 2008

Parola

Ci siamo. Se fino a qualche mese fa, in campagna elettorale, i problemi più gravi dell'Italia erano "le famiglie che non arrivano alla fine del mese", "i rifiuti di Napoli" e "la sicurezza", ora le cose stanno cambiando. I veri problemi sono diventati i reati più recenti, quelli post 2002. Tra gli ante 2002, guarda caso, c'è anche una certa corruzione giudiziaria, 600mila dollari versati ad un certo avvocato, David Mills, già ideatore dell'architettura all'estero della tesoreria «parallela» della Fininvest nonché testimone pro Berlusconi in vari processi. Il Financial Times, che probabilmente si informa in televisione, dà ragione al premier perché i giudici in Italia sono politicizzati; chiaramente il Tg1 riprende subito l'articolo, per dare autorevolezza alle gesta del noto statista. Peccato che nessuno abbia finora raccontato nulla del processo, del come è nato, delle prove schiaccianti e non, della tesi dell'accusa e della difesa dell'imputato. Solo grandi sproloqui sulla necessità di "dare la priorità ai processi per i reati più gravi e più recenti", come se la gravità fosse direttamente proporzionale alla freschezza temporale.
Ma nel parlare di ciò, ho già dato. E' evidente che, ora che è passata questa ennesima vergogna, passerà anche il lodo-scudo-spaziale per le cinque alte cariche (specialmente la più bassa), dopo di che Berlusconi, alla fine del suo mandato, si farà eleggere al Quirinale e il processo Mills, e con lui tutti gli altri processi in cui è ancora imputato - incredibile ma vero, ce ne sono sempre di nuovi - andranno definitivamente a monte. Nel parlare dell'atteggiamento del Pd, ho già dato: le ultime memorabili avventure di Parisi, Franceschini, Fioroni e compagnia bella che anziché ascoltare i loro elettori continuano a scannarsi sono emblematiche. La Sinistra poi, dopo essere sparita dal Parlamento, è sparita anche dalla televisione, per motivi misteriosi ma nemmeno tanto. La Lega, famosa forza anti-casta, conferma ancora il suo predicare bene e razzolare maluccio (cosa diranno gli elettori della Lega del sostegno alle varie leggi salvapremier? sempre se lo verranno a sapere...). Ciò su cui vorrei invece sbilanciarmi, è una manciata di notizione prese a caso sui giornali degli ultimi giorni, notizione veramente imperdibili per l'opinione pubblica.
1 - Belen Rodriguez ha dichiarato che se il suo fidanzato Borriello gioca un quarto d'ora e segna, sarà pronta a spogliarsi. Un po' come se Selen dicesse "se piove a gennaio, faccio un film porno".
2 - Berlusconi chiede al vescovo di Tempio Pausania di cambiare le regole, in modo che anche i divorziati come lui possano tornare a fare la comunione. A parte che lui la comunione dopo il divorzio l'ha fatta eccome - ai funerali di Craxi - probabilmente si è accorto che l'unica cosa che gli manca, dopo aver salvato Rete4 ed essersi liberato dei suoi guai giudiziari, è proprio la comunione. Non si accontenta mai.
3 - Sempre Berlusconi, qualche giorno fa ha comprato dei coltelli telefonando al centralino di una televendita.
4 - 5 anni di carcere ad una femminista in Iran (si prepara la guerra?).
5 - Carla Bruni si sente francese e di sinistra.

lunedì 16 giugno 2008

Governo ombra, opposizione fantasma


Finalmente! Dopo circa due mesi di governo e un paio di emendamentini nascosti qua e là e poi ritirati - quello sul patteggiamento e quello per salvare Rete4 - finalmente il nostro premier esce allo scoperto e tira fuori, per mano dei due appositi soldatini Vizzini e Berselli, un bell'emendamento al decreto sicurezza che bloccherà il processo Mills, in cui Berlusconi è accusato di corruzione giudiziaria. Secondo il Capo, si tratta di "un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti", come se i reati più gravi fossero anche i più recenti, e bisogna approvarlo assolutamente perché il processo Mills è "l'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria". Da come ne parla, sembra quasi che sia sicuro di essere condannato.
Ma non è mica finita qui: oltre all'emendamento che blocca i processi, abbiamo anche il Lodo Schifani-bis, quello che bloccava i processi alle alte cariche dello Stato, già dichiarato incostituzionale dalla Suprema Corte e ora rispolverato in pompa magna. Qualcuno, dalla parte dell'opposizione, ha già ricordato al premier che quel lodo era incostituzionale, e che se proprio vuole ripresentarlo, dovrà farlo come legge costituzionale. Veltroni, caduto dal pero per l'occasione, si è detto "stupito" per le ultime mosse del governo (Rete4, intercettazioni, lodo ammazzaprocessi, deliri leghisti sull'Europa) ed ha addirittura minacciato di interrompere il dialogo. Casini si è detto invece dispiaciuto del fatto che ora, per colpa di questa piccola magagna del premier, non si potrà che "rompere quel clima di collaborazione istituzionale che si era ben avviato tra maggioranza e opposizione".
Che peccato. Io non so dove abbia vissuto il signor Veltroni negli anni dal 2001 al 2006, come non so se lo stesso sappia che le reti Mediaset sono di proprietà di Berlusconi e non di Confalonieri, come non so se sappia che "il principale esponente dello schieramento politico a noi avverso" è implicato in un paio di processi nei quali rischia di venire condannato durante il suo governo, fatto che renderebbe l'Italia ancora più ridicola di quanto non sia già. Ma so benissimo una cosa, e cioè che i suoi elettori, chi ha votato Pd come chi ha votato Italia dei Valori, sapevano chi è Berlusconi, e per questo non lo hanno votato. Ci si può scannare finchè si vuole sulle ragioni politiche o sociali di una sconfitta - anzi, di più sconfitte dato che la destra continua a vincere in tutte le amministrative - ma se Veltroni e i suoi non si rendono conto, come sta facendo invece Di Pietro, che Berlusconi pensa solo ai suoi interessi e che con lui non si può dialogare, non solo si getterà l'Italia definitivamente nel cesso, ma si manderà anche Bellachioma al Quirinale. E sui libri di storia. Opportunamente revisionati.

venerdì 13 giugno 2008

Addio intercettazioni


Il video qui sopra è un esempio di scuola dell'importanza del tema del conflitto di interessi nell'informazione televisiva. In uno spezzone di meno di dieci minuti, in totale sprezzo della dignità della gente, si fa disinformazione pura, mettendo insieme un'accozzaglia di luoghi comuni, leggende metropolitane, accuse gravi e bugie vere e proprie. Si parla delle parole di Napolitano come di una direttrice da seguire nello sviluppare il ddl sulle intercettazioni, ma il capo dello Stato ha solo detto che su un tema delicato come questo servirebbero larghe intese, non ha detto che il ddl va bene e che l'opposizione deve adeguarsi.
Quanto al Pd, è discutibile la posizione di Veltroni che afferma che le intercettazioni non devono finire sui giornali - ma se non fossero finite sui giornali ora Moggi sarebbe al suo posto, e con lui Fazio e altri furbetti - ma Fede non può dire che "anche il Pd è d'accordo su questo disegno di legge". Così come non si può dire che le utenze intercettate sono 124mila, e quindi anche i cittadini intercettati sono 124mila, perché non è vero (ogni mafioso o spacciatore intercettato ha almeno 5 o 6 utenze, in più si intercettano anche i parenti, le utenze di casa, ecc.). Così come non si può dire che i costi delle intercettazioni sono un terzo dei totali costi della giustizia, perché non è vero. Quella che Fede chiama "mortificazione della vita privata delle persone" non è altro che un'opera di lecchinaggio esagerata nei confronti del suo padrone e dei suoi amici.
Ciò che più indigna però non è nè il Tg4 che fa il suo mestiere, dall'alto delle sue frequenze abusive, nè il ddl stesso, che Berlusconi aveva già preannunciato in campagna elettorale. Ciò che più indigna è l'Ordine dei giornalisti. Ciò che più indigna è l'Authority per le Comunicazioni. Dove sono queste autorità, sempre pronte a censurare Santoro e Travaglio quando dicono qualche verità e sempre addormentate davanti ad un giornalismo mafioso e disonesto come quello del "fido" Emilio?

domenica 4 maggio 2008

Censura legalizzata

A quanto risulta dai coloriti commenti presenti in vari siti di simpatizzanti del centrodestra, primo fra tutti il blog di Paolo Liguori, la presenza di giovedì sera ad Annozero di Vittorio Sgarbi e i suoi ripetuti insulti a Marco Travaglio, Roberto Natale e Norma Rangeri sono molto piaciuti. Citando qualche attento e disinteressato lettore, infatti, Travaglio sarebbe "sbiancato" in volto perché non abituato al "contraddittorio", e bene avrebbe fatto Sgarbi a dare del bugiardo a lui e a Michele Santoro. Per la verità, pur essendo riuscito a vedere solo le poche scene incriminate e non tutta la trasmissione, l'evidenza dei fatti mi suggerisce di evidenziare le continue e volgari interruzioni di Sgarbi mentre Travaglio riportava due verità, ovvero che Enzo Biagi è stato cacciato dalla Rai per ordine di Berlusconi e che tutti i giornali usufruiscono dei finanziamenti pubblici, compreso Il Giornale su cui scrive lo stesso Sgarbi.
Ma più che sugli insulti e sulle parolacce del presunto critico d'arte, che tra l'altro hanno fatto impennare gli ascolti della trasmissione - anche se dubito che ai telespettatori sia piaciuta più di tanto la penosa scena - vorrei soffermarmi su due punti cruciali. Il primo è il monito del presidente Rai Petruccioli, secondo il quale Santoro avrebbe confuso "la libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore con l'appalto, di fatto, della Tv Pubblica a Terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente"; in particolare, Petruccioli si è scagliato contro gli "insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione di Grillo al Presidente della Repubblica, oltrechè ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi". Nessun commento invece sugli insulti di Sgarbi agli altri giornalisti presenti: perché? E perché nessuna presa di posizione in difesa del più grande giornalista italiano, Enzo Biagi, che secondo Sgarbi ha lasciato la Rai perché non gli andava bene un orario diverso e preferì intascare la liquidazione?
Il secondo punto riguarda invece il senso comune che ha acquistato il termine "contraddittorio"; secondo la definizione di Wikipedia, "il principio del contraddittorio esprime la garanzia di giustizia secondo la quale nessuno può subire gli effetti di una sentenza, senza avere avuto la possibilità di essere parte del processo da cui la stessa proviene, ossia senza aver avuto la possibilità di un'effettiva partecipazione alla formazione del provvedimento giurisdizionale". Negli ultimi anni, il contraddittorio è diventato una specie di ossessione nella televisione italiana: tutto cominciò quando Daniele Luttazzi intervistò proprio Marco Travaglio durante il suo programma Satyricon, intervista in cui il giornalista raccontava alcuni fatti che erano stati accertati dai magistrati di Palermo sull'origine delle fortune di Silvio Berlusconi, fatti che aveva raccolto in un libro, L'odore dei soldi. Luttazzi fu accusato, e con lui la Rai, di aver fatto opera di linciaggio di quello che era il futuro premier, intervistando Travaglio "senza contraddittorio". Anche a Sabina Guzzanti, quando il suo programma Raiot fu chiuso dopo una sola puntata, venne rimproverata l'"assenza di contraddittorio". Anche Report, dopo una celebre puntata su mafia e politica, cadde nell'accusa di mancato contraddittorio, mentre a Blu Notte di Lucarelli fu impedito di andare in onda durante la campagna elettorale perché la puntata in questione parlava della mafia e mancava il contraddittorio. Infine, anche Annozero viene sistematicamente tacciato di fare giornalismo fazioso senza contraddittorio. Ora, qualcuno sarebbe capace di spiegarmi che cos'è, questo benedetto contraddittorio? Significa forse che quando un giornalista dice un fatto vero, deve essercene un altro che riequilibra la situazione dicendo una balla? Significa che mentre parla Travaglio, deve esserci uno Sgarbi pronto ad interromperlo chiamandolo "pezzo di merda"?

giovedì 24 aprile 2008

L'obsolescenza dei valori condivisi


Sessantatre anni. Domani si festeggiano sessantatre anni dalla liberazione dell'Italia dal nazifascismo, eppure succede qualcosa di strano. Quattordici anni fa, all'indomani della prima vittoria di Berlusconi alle elezioni e della prima volta al governo dei postfascisti (allora Msi), iniziò a farsi strada un certo imbarazzo riguardo la Resistenza, l'antifascismo, i valori condivisi, tra chi non aveva mai rinnegato il fascismo e anzi lo rimpiangeva. Adesso non c'è nemmeno più l'imbarazzo: ad Alghero viene vietata Bella ciao, il sindaco di Milano Letizia Moratti non partecipa ai festeggiamenti (rispondendo con un po di ritardo ad Enzo Biagi che qualche anno fa si chiedeva se la vera Moratti fosse colei che accompagnava il padre ex partigiano in carrozzina o colei che sfilava per la sicurezza tra le bandiere di Fiamma Tricolore e Forza Nuova), il centrodestra tutto si astiene dal festeggiare. Insomma, dopo quattordici anni di cura Berlusconi, anche il 25 aprile è diventato una festa di parte.
Chiaramente i maggiori giornali, anzichè dare il giusto risalto al fatto che il nostro è l'unico paese europeo in cui l'antifascismo è un valore di parte (e nemmeno della maggior parte), si scatenano sul V-day atto II di Beppe Grillo, inventando una fantomatica rivalità tra l'iniziativa del comico genovese e i festeggiamenti per la Liberazione. C'è voluto un apposito post di Grillo per chiarire che "i partigiani, gli operai, gli uomini liberi del 25 aprile sono nostri fratelli"; guarda caso, la raccolta di firme promossa dal "V2day" riguarda tre referendum per abolire l'Ordine dei giornalisti, il finanziamento pubblico all'editoria e la legge Gasparri.
Da quando Grillo ha iniziato a parlare di questa sua intenzione - o meglio, dai primi suoi attacchi a giornali e televisioni - proprio giornali e televisioni hanno boicottato lui, i suoi seguaci e le sue iniziative, parlandone con lo stesso rispetto con cui si parla di un delinquente qualsiasi, e dimostrando con i fatti ciò che Grillo (ma non solo lui) denuncia da anni (precisamente da quando un certo editore ha iniziato a fare politica), ovvero la totale assenza di libertà di stampa dovuta ad interferenze da parte di ambienti politici, economici e finanziari.
Personalmente, pur sostenendo l'iniziativa, dubito che possa dare i frutti sperati. Innanzitutto perché un eventuale referendum vedrebbe la maggioranza di governo (e almeno tre televisioni) fermamente schierata per l'astensione. Quand'anche avesse successo, poi, al governo ci sarebbe comunque Berlusconi, che difficilmente si farebbe portar via da sotto il naso il suo strapotere mediatico. L'unica soluzione sarebbe sperare, ma dopo aver visto i numeri con cui ha vinto le elezioni dieci giorni fa, c'è ancora qualcuno che ha una speranza? Nel caso ci fosse, si faccia vivo.

martedì 15 aprile 2008

si salvi chi può

Chiavi di lettura delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008:
  • la Sinistra italiana è morta e sepolta;
  • Veltroni sperava di attirare i delusi del centrodestra e invece ha attirato solo una parte dei delusi del centrosinistra (vedi sopra);
  • agli italiani non interessano il conflitto d'interessi, la lotta alla mafia e la libertà di stampa;
  • nella politica italiana le bugie pagano (e bene);
  • l'antipolitica si esprime quasi totalmente nella Lega.

Ad ogni modo, per Veltroni e il Partito Democratico è stata una batosta.

venerdì 11 aprile 2008

Dichiarazione di voto

Siamo ormai a tre giorni dalle elezioni. La campagna elettorale è stata atipica, strana, con quindici candidati premier, partiti che si lamentavano del poco spazio in televisione (anche Berlusconi), fairplay a corrente alternata, antiberlusconismo moribondo e - soprattutto - bugie su bugie.
Ciò che colpisce di questa classe politica non è tanto l'inefficienza o la disonestà, alle quali siamo abituati ormai dagli anni di Tangentopoli, quanto la totale assenza di dignità, di decenza, che porta alcuni politici a ripetere concetti già espressi mille volte o a negare decisioni o dichiarazioni del passato. La presa di posizione di Beppe Grillo - il non voto è l'unico voto utile - unita all'originaria insofferenza di una parte della popolazione, porterà probabilmente ad un astensionismo molto elevato, la cui utilità mi lascia fondamentalmente perplesso, considerato il fatto che le elezioni servono per decidere chi dovrà andare a governare l'Italia, e dire "chissenefrega" è un atteggiamento alquanto rischioso davanti ad uno come Berlusconi.
Sono passati due anni dalle ultime elezioni, dalla fine dei cinque anni di disastri, delle elezioni europee e amministrative stravinte sistematicamente dal centrosinistra, delle epurazioni censorie, dallo spaventoso calo di consensi di Forza Italia, eppure Prodi è già tornato a Bologna e le previsioni vedono ancora il Cavaliere futuro premier. Non abbiamo davvero imparato niente? Cos'è successo di così grave in questi due anni per giustificare la "nostalgia" di Tremonti, Calderoli e Castelli?

In primo luogo, l'indulto, senza dubbio la mossa più masochistica che un governo appena eletto e con una maggioranza risicata potesse fare: un provvedimento peraltro viziato da un inciucio insopportabile con Forza Italia, per comprendere anche i reati dei colletti bianchi (e far uscire Previti di galera). In secondo luogo, la miriade di promesse elettorali (il famoso programma dell'Unione) fatte e non mantenute, dall'abrogazione delle leggi vergogna alle riforme del conflitto d'interessi e del sistema radiotelevisivo; tutto è rimasto intatto, grazie a Mastella e ad alcuni centristi che hanno ricattato Prodi per due anni interi. E allora dove nasce questa fantomatica "antipolitica", se non proprio in quell'elettorato di centrosinistra che aveva portato Prodi alla vittoria sperando che riuscisse davvero a cancellare le vergogne fatte dal centrodestra, e restando per l'ennesima volta deluso dalla litigiosità della coalzione? La gente che va in piazza con Grillo, che seguirà il suo consiglio di non votare, è per la maggior parte gente di centrosinistra.

Personalmente, ci sono un paio di cose che fatico a comprendere da qualche settimana a questa parte. La prima, il fatto che da quando è iniziata la campagna elettorale Walter Veltroni, il sindaco pluripremiato e superelogiato per il "modello Roma", all'improvviso sia diventato, agli occhi di qualcuno, uguale a Berlusconi; la strategia Veltrusconi, quella di premere sul pericolo inciucio tra Pd e Pdl nella quale ci sono cascati un po' tutti, da Bertinotti a Beppe Grillo, da chi è partita se non da Berlusconi medesimo, già ai tempi del dialogo sulla legge elettorale?
Di Berlusconi, poi (e qui arriviamo al secondo punto), fatico a comprendere le ultime uscite. Posto che tirare fuori Mangano facendo l'elogio dell'omertà serve ad attirare i voti mafiosi, che bisogno c'era di ritirare fuori la storia dei comunisti, dei brogli, della falsa laurea di Di Pietro, del "criminoso" Santoro e dei giudici da sottoporre ad esami mentali (Licio Gelli docet)? E che bisogno c'era di delirare di fantasiose cordate di famiglia per Alitalia in nome dell'"italianità"? Tra l'altro l'italianità è un mostro che viene a galla ogni volta che ci sono loschi interessi politici in gioco: dovremmo imparare a diffidare di questo termine.

In ogni caso, anche se il voto dovrebbe essere uno strumento con cui esprimere une preferenza per il candidato o il partito che si sente più vicino alle proprie idee, devo prendere atto che candidati e partiti vicini a me non ce ne sono. Ciò non toglie però che tra gli incapaci e (a volte) disonesti e i disonesti pericolosi, la scelta cade logicamente sui primi; forza Uòlter dunque, anche se avevo promesso a me stesso, dopo aver votato Ulivo due anni fa, che una simile stronzata non l'avrei mai più fatta. Cavillo alla mia promessa, la mia croce di grafite andrà sull'Italia dei Valori di Di Pietro, di cui si può dire tutto ma non che non sia una persona onesta, seria e per bene. Dato che non possiamo avere politici di livello, votarne uno onesto serve a farci essere un po' meno pessimisti.

martedì 1 aprile 2008

Non ci siamo per niente



Ci risiamo. A sei anni di distanza dall'ultimo "editto bulgaro", Berlusconi torna ad attaccare Santoro ed Annozero, affermando che il giornalista "continua impunemente a fare un uso criminoso della tv pubblica". C'è da scommettere che, in caso di ritorno al governo del cosiddetto Cavaliere, Santoro sparirà nuovamente dagli schermi come qualche anno fa, negli stessi giorni in cui peraltro la Corte dei Conti ha recapitato un “invito a dedurre” ai dirigenti Agostino Saccà (all'epoca dg) e ad Antonio Marano (direttore di Raidue) sul mancato impiego, nel periodo dal 2002 al 2005 dello stesso Santoro e di Sandro Ruotolo.

Il fatto più preoccupante non è però l'ennesimo diktat neofascista, specie in questa campagna elettorale in cui Berlusconi ci ha abituati a continue dichiarazioni insensate, dal caso Alitalia a Ciarrapico, dal "voto utile" agli attacchi al Quirinale, dalla sterile polemica con Prodi sull'Expo 2015 agli insulti gratuiti a Di Pietro. Ciò che preoccupa è invece il silenzio dei suoi avversari, Veltroni compreso; se infatti nel 2002 la reazione del centrosinistra fu veemente (almeno a parole) nel difendere la libertà di opinione e nel criticare il conflitto di interessi, stavolta un assordante silenzio si è abbattuto su Annozero.
Anzi, ci ha pensato il Partito Socialista (occhio al portafogli) a rincarare la dose, definendo Santoro "campione di faziosità che in ben 74 puntate e in quasi tre anni, è riuscito a non invitare mai Enrico Boselli". Intanto, le puntate di Annozero sono state finora 49, e in meno di due anni dato che il ritorno in Rai di Santoro è datato 14 settembre 2006. In secondo luogo, forse sarebbe stato più appropriato prendersela con i telegiornali, o con Vespa, o con le reti Mediaset piuttosto con una trasmissione che va in onda per due ore alla settimana. Ma la frustrazione derivante dall'essere stati scaricati da Veltroni e dalla consapevolezza di non avere idee nè elettori può giocare brutti scherzi.

sabato 1 marzo 2008

Un caso umano


Ripensando solo a qualche mese fa viene da sorridere a pensare che Clemente Mastella era ministro della Giustizia, che si dava da fare con successo per far trasferire magistrati che indagavano su di lui o sui suoi colleghi politici e che teneva costantemente sotto ricatto Prodi minacciando ogni giorno di far cadere il governo, ora per un motivo ora per un altro. Prima l'indulto, poi la riforma Castelli confermata pressochè totalmente, infine la "solidarietà" dopo l'arresto della sua signora Sandra Lonardo, che qualche giorno fa tra l'altro ha cacciato un assessore dall'assemblea regionale perché indossava un maglione anzichè giacca e cravatta, "togliendo credibilità e dignità alle istituzioni" (non come lei che è indagata per associazione a delinquere ed è ancora lì).
Dopo le dimissioni da ministro e la caduta del governo Prodi, Mastella si offriva un po' a tutti e ad un certo punto sembrava che potesse entrare nel Popolo delle Libertà; ad uno dei primi comizi (trasmesso integralmente su Rete4) Berlusconi prese addirittura le sue difese davanti a chi gli urlava "Mastella non lo vogliamo", dicendo con fermezza che "Mastella va ringraziato perché se non fosse stato per lui Prodi sarebbe ancora al governo". Nel frattempo, mentre Tabacci spegneva ogni velleità di alleanza tra Udeur e Rosa Bianca ("Mastella ha un problema con l'elettorato, dato che non si vota solo a Ceppaloni"), Casini respingeva al mittente l'appello di Clemente ("io e Mastella abbiamo storie diverse") e la signora Lonardo rispondeva garbatamente ad una giornalista del Tg3 "se mi candido o no non lo vengo certo a dire a te", Berlusconi gli chiudeva definitivamente la porta in faccia: "Non c'è sincronia tra l'immagine rappresentata da un certo modo di rappresentare la politica e quello che è il sentimento del Popolo delle libertà". Parole pesanti.
Insomma, ora che le alleanze sono definite e che non lo vuole nessuno, Clementino fa la voce grossa ("Noi andremo per la nostra strada, da soli in tutta Italia. Non facciamo alcuna elemosina, spero solo che gli italiani non scelgano Berlusconi come premier"), ma anche all'interno del suo partito la scelta sembra non convincere. Che alla fine resti da solo con i suoi familiari e i suoi amici più intimi?
Sicuramente è l'ipotesi più plausibile...

venerdì 15 febbraio 2008

Toni variabili


La parola d'ordine della campagna elettorale appena cominciata è "abbassare i toni", nel nome di un confronto sereno e corretto tra le parti e della fine dell'epoca degli scontri. Concetto condivisibile in pieno, se non fosse per qualche incoerenza di troppo, sia nel comportamento di alcuni protagonisti, sia nella sua effettiva applicabilità. Sarebbe immaginabile negli Stati Uniti una campagna elettorale in cui un candidato alla presidenza, prima delle Primarie come prima delle elezioni vere e proprie, rinunci in partenza ad attaccare il suo avversario per dimostrare di essere migliore? Sarebbe immaginabile un confronto tra Hillary Clinton e Tarack Obama in cui i due non si accusano a vicenda? E' anche vero che, nel confronto in questione, ad esempio, Hillary accusò Obama "di aver ricevuto sovvenzioni per la sua campagna elettorale da un personaggio accusato di frode", mentre Obama replicò definendo la sua rivale "avvocato aziendale che siede nel consiglio di amministrazione di Wal-Mart": bombe atomiche in un paese in cui l'integrità morale di coloro che vogliono fare politica è una cosa seria. In Spagna è bufera intorno ad un presunto fuorionda di Zapatero, che dopo un'intervista confessava ad un giornalista di voler alzare la tensione della campagna elettorale, "se no la gente..."; l'opposizione del Pp lo accusa di non rispettare i cittadini, mentre il premier si difende dicendo che la "tensione che ci conviene" è quella che si ottiene "mobilitando e spiegando agli elettori socialisti la posta in gioco" il 9 marzo.
Intanto, in Italia, dopo anni di "scontro" in salsa anticomunista, prima si parla di toni bassi, poi Berlusconi va a Porta a porta e racconta che "il comunismo è stato il fallimento più grande del XX secolo", che "la sinistra vuole abolire la moneta come voleva Stalin" e che "Veltroni si pone come uomo nuovo ma fa politica da 30 anni, iniziando nel Pci". Tremonti a Ballarò invece rimprovera a Franceschini di aver alzato troppo i toni con l'aggettivo "conservatore", quando quest'ultimo parlava del neonato Pdl come di un partito, appunto, di destra e conservatore. In effetti siamo un paese molto strano, per cui forse dovremmo smetterla di confrontarci con le altre nazioni europee: nel resto del mondo infatti ciò che succede da noi sarebbe impensabile, in tantissimi campi, dall'informazione televisiva allo smaltimento dei rifiuti, dai pregiudicati in Parlamento alle ingerenze del Vaticano, dallo scandalo Telecom allo scontro politica-magistratura.
Come andranno queste elezioni dunque? I sondaggi danno per favorito Berlusconi, e non poteva essere altrimenti, data la scarsità di azione del governo Prodi lacerato dalle divisioni interne e dall'aumento della pressione fiscale, necessaria ma impopolare; il Cavaliere sta cavalcando proprio questo tema, oltre a quello della "non novità" di Veltroni, e ad un occhio obiettivo sembra destinato alla vittoria. Ma Veltroni crede nella rimonta, contando su un partito "nuovo" e su temi importanti e forse anche sul voto dell'"antipolitica" o di una parte di essa, garantito con l'alleanza con l'Italia dei Valori: basterà? Comunque vada a finire, si spera in un miglioramento.